mercoledì 16 marzo 2011

INDIPENDIENTE: Il segreto è nella difesa

Una volta era soprannominato El Rey de Copas perchè era il club con il maggior numero di trofei internazionali in bacheca. Sedici anni di digiuno hanno però prodotto il sorpasso ad opera di Boca e Milan. Ma il 2010 ha riportato l'Indipentiente alla ribalta internazionale grazie al successo nella Sudamericana (il corrispettivo dell'Europa League) conquistata ai rigori nella doppia finale con i brasiliani del Goias. Una vittoria firmata in panchina da Antonio Mohamed detto "El Turco", giocatore acquistato a inizoo Anni 90 dalla Fiorentina dove però non arrivò mai e con trascorsi anche nell'Independiente. Mohamed, con positive esperienze da allenatore nell'Hurucan e nel COlon, debutta alla guida del Rojo di Avellaneda nel classico contro il Racing il 10 ottobre scorso: vittoria 1-0 che è solo il preludio al resto dell'opera. Porta infatti l'Indepentiente in finale della Sudamericana superando la LDU Quito e battendo poi il Goias. Finisce in gloria il lavoro impostato a suo tempo dalla coppia Dany Garnero-Cesar Luis Menotti e resituisce dimensione internazionale a una squadre da troppo tempo rimasta all'ombra dei sui vecchi trionfi. la sfida del 2011 che aspetta Mohamed e i suoi è duplice: provare a tornare grandi dopo tanto tempo anche in Argentina e riproporsi con autorevolezza nella Libertadors. Un pò in controtendenza rispetto alla sua storia ricca di goleador e fantasisti (Aresenio Erico, Sergio Auguero, Riccardo Enrique Bochini), il segreto dell'Independiente di oggi sta tutto nella difesa. Presisiata tra i pali da Navarro, miglior portiere del Sudamerica per il quotidiano uruguaiano El Pais e subliminata in mezzo dalla coppia di giovani centrali composta dal Leonel Galeano e Julian Velazquez, due ventenni dal grandissimo futuro. Un altro giovane che può far carriera è il tecinico e agile patricio Rodriguez, trequartista e all'occorrenza punta leggera lanciato in A neppure 18enne da Pedro Troglio. La stella del club è Matias Defederico, tornato in Argentina dopo una parentesi nel Corinthians. L'ex gioiello dell'Huracan quindi, già gemello di Pastore, ha l'occasione di imporsi definitivamente.

HURACAN: Punta molto sul vivaio

Un referendum indetto una decina di anni fa dal quotidiano sportivo Olè aveva portato l'Hurucan a conquistare l'investitura di "sesto grande" del calcio argentino dopo Boca, River, San Lorenzo, Independiente e Racing. Un grande club con una grande storia anche se con un piccolo palmeres: solo un titolo nell'era professionale, quello del 1973 con alla guida un Cesar Luis Menotti nemmeno quarantenne e in campo grandi stelle come Rene Houseman, Carlos Babington e Miguel Angel brindisi. Proprio questi ultimi avrebbero dovuto reggere le sorti dell'Hurucan versione Clausura 2011, il primo come presidente, il secondo da allenatore. Ma l'altalenante avvio di campionato e qualche insanabile divergenza hanno portato subito a un clamoroso divorzio e all'arrivo sulla panchina biancorossa di Roberto "Tito" Pompei, "secondo" al Boca Juniors e alla sua prima scommessa "da grande". La missione rimane quella di trasmettere la "Mistica" societaria, quello spirito di gruppo che è anche esemplificato dal cospicuo numero di giovani cresciuti nel vivavio che costituiscono i due terzi della rosa: 19 su 31 calciatori della prima squadrea sono infatti usciti dalle giovanili della squadra "quemera" (da quema, spazzatura, perchè un tempo lì, nel quartiere di Parque Patricios, c'era la discarica piu grande di Buenos Aires), dove sono stati forgiati tra gli altri il palermitano Pastore e il catanese Andujar. Tanti giovani ma anche una spruzzata di esperienza garantita da un elemento per repato: l'ex napoletano Quiroga in difesa, l'ex sampdoriano Angel Matute Morales (a cui venne affidata la pesante eredità di Roberto Mancini) a centrocampo e Roly Zarate, fratellone d'arte del laziale Mauro, in avanti. Sui tre ricadono ovviamente le maggiori responsabilità e tutti devono far dimenticare un campionato, l'ultimo Apertura, non esaltante a livello indivisuale e collettivo. Il mercato ha portato rinforzi soprattutto per il reparto avanzato: Javier Campora, capocannoniere dell'Apertura 2005 con 13 reti nel Tiro Federal, che negli ultimi anni ha segnato molto in Grecia con l'Aris e in Cile con il Colo Coo, e Claudio Guerra, cresciuto nell'Hurucan e di ritorno da una buona mezza stagione in Equador con l'Universidad Catolica di Quito.

sabato 12 marzo 2011

GIMNASIA LA PLATA: Non si vive solo di prestigio

L'altra faccia di La Plata, città universitaria a un'ottantina di chilometri da Buenos Aires, ha i colori bianco e blu del Gimnasia. Il derby con l'Estudiantes è una delle partite piu calde e a rischio del calcio argentino e anche se in città e dintorni le due squadre si dividono tifo e passione, la bilancia del palmeres pende tutta a favore dei biancorossi: il gimnanisa infatti non ha vinto nessun titolo, ci è andato vicino almeno un paio di volte per poi perdere rocambolescamente all'ultima giornata. Ed è addirittura dal lontano 2000 che il Lobo non vince i due derby stagionali contro il Leon. Non rimane altro al Gimnasia che la storia: fondato nel 1887, il Club Gimnasia y Esgrima (ginnastica e scherma) de la Plata è la piu antica società calcistica argentina. Negli ultimi anni poi, le cose stanno andando a rotoli. Per due volte il Gimnasia si è salvato ai playout e adesso l'allarme resta altissimo: il "premedio" (la media punti delle ultime tre stagioni intere, quella che stabilisce le retrocessioni dirette e i playout) è il terzultimo del campionato e un altro torneo povero come l'ultimo Apertura potrebbe provare la discesa nella B Nacional. A dare una mano per evitare l'onda della retrocessione è arrivato dagli States una gloria del club, Guillermo Barros Schelotto, cresciuto nel Gimnasia (insieme a Guglielminpietro e al Pampa Sosa) prima di diventare una delle stelle del Boca Juniors di Carlos Bianchi. A 37 anni il "Millizo" proverà a scuotere l'ambiente. La classe c'è sempre come ha dimostrato la sua esperienza begli States coi Columbus Crew, ma la carta d'identità non è taroccabile così come il dribbling e scatto non saranno piu quelli dei tempi d'oro. Al capezzale di un Gimnasia che nelle ultime stagioni ha cambiato spesso condottiero in panchina è arrivato Angel Cappa, 64 anni, mago del bel calcio di scuola menottiana reduce però dalla fallimentare esperienza nel River Plate. Una scelta peraltro discutibile per una squadra che dovrebbe badare a far punti per cacciare i fantasmi della retrocessione piu che cercare lo spettacolo.

ESTUDIANTES: Vive un momento d'oro

C'era una data che fa da spartiacque per le fortune recenti dell'Estudiantes, tornarata da qualche anno la potenza calcistica sudamericana della fine della decade del 70 E' il giugno 2006, quando Juan Sebastian Veron decide di tornare in Argentina per chiudere la carriera dove l'aveva iniziata a inizio degli Anni 90. La “Brujita” è piu di un semolice giocatore-campione, è piu di un leader in campo. E' l'essenza del club, suggerisce acquiesti e indica il nome degli allenatori. Non si sbaglia al primo colpo: chiama Diego Simeone e arriva subito il titolo Apertura, 23 anni dopo l'ultimo scudetto. Da lì in avanti è un crescendo: conquisa la Libertadores 2009 e a dicembre accarezza il sogno mondiale, frustato dolo da una magia di petto di Messi. Il contraccolpo poteva essere devastante, invece i biancorossi di La Plata tornano immediatamente competitivi: 2° posto nel Clausura 2010, con titolo bruciato all'ultima giornata dall'Argentinos Juniors, e successo di misura (due punti di vantaggio sul Velez) nell'Apertura. Sempre sotto la guida di Alejandro Sabella, il tecnico che sopo la non esaltante parentesi della gestione Sensini si era seduto dal marzo 2009 sulla panchina del “Pincha”. L'Estudiantes 2011 gioca su due tavoli: la sua storia gli impone di ben figurare nella Libertadores, ma la rosa è ampia e di qualità e permette di poter lotttare anche per bissare il titolo nazionale. Quella di Sabella che aveva trionfato nell'Apertura 2010 era stata una perfetta macchina di guerra: 14 vittorie su 19 partite, una difesa blindatissima con 8 reti incassate e, davanti, una vera e proprio cooperativa del gol, con 32 centri firmati dal 15 giocatori, 8 gol dalla difesa, 10 dai centrocampisti e 13 dalle punte. Un “calcio totale” di olandese memoria, sviluppato da un 4-4-2 spregiudicato che dopo il traumatico abbandono di Sabella per dissapori con la dirigenza il nuovo allenatore Eduardo berizzo ha confermato: con Veron luce in mezzo al campo e davanti la coppia gol Fernandez (punta agile di grande tecnica) e Hernan Rodrigo Lopez (una fugace apparazione nel Torino alla fine degli Anni90).

COLON SANTA FE: Fiducia alla vecchia guardia

L'ultimo campionato è stato un po' traumatico per la squadra di Santa Fe: il licenziamento in corsa di Antonio Mohamed, sostituto dal coetaneo ed ex compagno della prima Seleccion di Basile del '91 Fernando Gamboa, ha messo fine a un lungo romanzo d'amore tra il Turco e la tifoseria del Sabalero. Mohamed, che comunque rimane l'allenatore con piu gettoni di presenza dall'ultima promozione del 1995, si è fermato sulla soglia delle 100 presenze delle panchina rossonera e l'ottavo posto finale (ma a -19 punti dall0Estudiantes) non è stato proprio in linea con le aspettative. Con Mohamed infatti il Colon aveva ottenuto nel 2009 un terzo posto nel Clausura e un quarto nell'Apertura. L'illusione di poter lottare per vincere ha così giocato un brutto scherzo in un 2010 archiviato sotto la voce mediocrità. Il portiere Pozo e il centrale Garcè, convocati da Maradona per il Sudafrica 2010, saranno ancora le colonne difensive di una squadra che però nell'ultimo torneo ha incassato troppi gol: ben 29, seconda peggior difesa dopo l'Hurucan che di reti ne ha subite 33. Insomma, una retroguardia da registrare meglio, ma anche un reparto avanzato che nell'Apertura 2010 non ha piazzato nessun attaccante nei primi posti. Cinque centri per l'immarcescibile Fuertes, storico bomber di 39 anni; uno in meno per l'ex cagliaritano Larrivey, che con Batistuta ha soltanto una qual certa somiglianza fisica, certo non tecnica; solo due golletti per il fratello d'arte Federico Higuain. Il mercato ha fatto registrare due movimenti in uscita (il difensore de'attacco Rivarola e la punta Lucero) e quattro arrivi (il difensore colombiano Mendoza, il centrocampista paraguaiano Zaracho, la mezzapunta d'origini tedesche Prediger e l'attaccante Cano), ma il saldo se numericamente è attivo, qualitativamente non è esaltante. Nessuno dei nuovi sembra effettivamente in grado di far fare il salto di qualità, tutto ricadrà sulle spelle del solito Fuertes e degli altri giocatori di maggiore esperienza, come il centrale Goux e il regista Moreno y Fabianesi, oltre ai mundialisti Pozo e Garcè. Tutti peraltro presenti in quei due brillanti tornei dell'anno di grazia 2009.

BOCA JUNIORS: La salute dei magnifici tre

Uno scudetto vinto negli ultimi nove mini campionati disputati Un bilancio misero in assoluto, miserrimo se ti chiami Boca junior e sei, insieme al Milan, la squadra con piu titoli internazionali (18). Se poi si analizzano i piazzamenti della squadra Xeneize dopo l'ultimo titolo festeggiato con Carlos Ischia in panchina nel dicembre 2008, l'affare si fa ancor piu preoccupante: 14°, 11°, 16° e 11° posto negli ultimi quattro campionati. Numeri da squadra mediopiccola, che possono star bene con tutto il rispetto a un Arsenal della situazione, di certo non alla squadra che si picca di essere rappresentata dalla “mitad mas uno”, cioè la maggioranza assoluta del tifo argentino. L'ultima grande delusione di chiama Claudio Borghi: era arrivato a giugno sulla panchina del Boca fresco di strepitoso e sorprendente scudetto vinto con l'Argentinos Junior. Tanti acquisti, un nuovo modulo (il 3-4-2-1) rivoluzionario per una squadra abituata ai tanti trionfi della difesa a 4 e un pieno di fiducia sperperato nel corso di un torneo da dimenticare, che Borghi peraltro non ha potuto completare: fatale il superclassico perso con il River dopo 14 turni. Dopo il traghettatore Pompei, la scelta per la nuova stagione è caduta su Julio Cesar Falcioni, tecnico di provata esperienza entrato nella storia per aver trascinato il Banfield al primo scudetto. Con Falcini il Boca è tornato al vecchio e caro 4-4-2. Sono rimasti gli storici Battaglia, Riquelme (già in attrito col tecnico per un'esclusione sgradita) e Palermo che, se la salute li assiste, saranno ancora le colle della squadra. A loro Falcioni affida rispettivamente l'interdizione a centrocampo, la creazione e la finalizzazione. Dal 2000 al 2004 Martin Palermo ha giocato in Europa ma nessuno se ne è accorto. In Argentina invece è Dio del gol: 230 solo con il Boca, delle cui folle è un idolo assoluto). Ma l'età (37 anni Palermo, 32 Riquelme e 30 Battaglia) e soprattutto i tanti acciacchi hanno spinto la società a un mercato importante. Il tecnico ha chiesto e ottenuto di portare dal Banfield il suo pupillo Erviti (centrocampista di qualità che può fare le veci di Riquelme), sono poi arrivati un altro centrocampista dai piedi buoni (Diego Rivero detto il “Burrito” per somiglianza con Ortega) e un classico frangiflutti a protezione della difesa (Somoza). Tanta roba, in genere in un mercato piu da esportazione come quello argentino.

BANFIELD: Per aprire un nuovo ciclo

Chiuso un ciclo se ne riapre un altro. Facile a dirsi, un po' meno a farsi. Soprattutto se quel ciclo ha portato nel dicembre del 2009 il primo titolo al Banfield. Squadra della periferia di Buenos Aires che ha visto sfilare giocatori “pesanti” come Javier Zanetti, Julio Cruz e Mauro Camoranesi, ma che fino a poco tempo fa avevo lo zero assoluto nel suo palmares. Per diventare davvero grande il Talandro (martello pneumatico) ha dovuto aspettare piu di 110 anni e dire grazie a Julio Cesar Falcioni, il tecnico che ha portato i biancoverdi a primeggiare in Argentina. Discreto portiere in gioventù, Falcioni ha cominciato la carriera di tecnico nell'agosto '97 con il Velez per poi conquistare la gloria proprio con il Banfield. Ma dopo l'euforia, ecco l'inevitabile discesa: quinto posto nel Clausura 2010, quindicesimo nell'Apertura 2010. Quindi il divorzio tra Falcioni, passato al capezzale di un Boca in stato comatoso. Il presidente Portell per sostituirlo ha pensato a una soluzione interna, lanciando in panchina il giovanissimo Sebastian “Galledo” Menzez, 33 anni, già centrocampista di quantità e carattere, tra i protagonisti dello storico scudetto. Finita la carriera di calciatore, Mendez ha subito pensato a uno sbocco in panchina e quatto mesi dopo ha debuttato, ufficiosamente perchè senza patentino, alla guida del San Lorenzo in sostituzione del licenziato Diego Simeone. Un incarico da traghettatore prima dell'arrivo di Ramon Diaz. Giusto per mettersi in regola con la documentazione e rispondere si alla chiamata del suo vecchio presidente del Banfield. L'obbiettivo è di medio cabottaggio: tornare a far paura alle grandi e consolidare il “promedio” (la media punteggio delle ultime tre stagioni che serve a stabilire le retrocessioni) che lo vede oggi brillare quinto. Perso un anno fa, il bomber dello scudetto, l'uruguaiano Silva, e nell'ultimo mercato il teorico sostituto Ramirez ma soprattutto talentuoso trequartista Erviti (passato al Boca), tra i compiti prioritari di Mendez c'è quello di trovare un nuovo attaccante in grado di raggiungere la doppia cifra. Come Silva (capocannoniere dell'Apertura 2009 con 14 centri) e Cvitanich (re del gol nel Clausura 2008 con 13 reti). La stella del Banfield è Marcelo Carrusca, mancino, centrocampista di depurata tecnica e apprezzabile dinamismo. Il “Chelo” è cresciuto nell'Estudiantes dov'è tornato dopo una non esaltante parentesi all'estero (Galatasaray e Messico). Ha la responsabilità di tenere la luce accesa in fase offensiva.

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